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Stefania Marra

Giornalista e scrittrice

PRIMA DI ZONA GRIGIA

Interessata alla tecnologia fin da adolescente, nel 1984 – preistoria dell'informatica in Italia – seguiva un corso di elaborazione in Basic. Pochi anni dopo, la tesi di laurea in Giurisprudenza alla Luiss di Roma, su un Olivetti M21, quando ancora i computer non avevano permeato ogni aspetto del quotidiano. Di deriva tecnologica anche la tesi sperimentale – rara in questa facoltà – che indagava l'applicazione della legislazione vigente ad uno strumento del tutto nuovo, il sistema teletext (con il Televideo Rai). Relatore un giovanissimo Giuseppe Corasaniti, oggi figura di spicco nel campo dell'intelligenza artificiale.

Questa passione per le tecnologie è divenuta specializzazione nei primi anni da giornalista professionista. Già agli albori degli anni '90, durante il biennio all'Istituto di Formazione al Giornalismo di Bologna, curava la sperimentazione di una rassegna stampa online, e anche allora i computer in circolazione erano ancora rari.

Spostatasi sul settore ambientale, non ha mai accantonato la curiosità per la sempre più rapida evoluzione dei sistemi informatici.

In oltre trent'anni da giornalista professionista ha vinto diversi premi in campo ambientale e ha accumulato numerose esperienze a tutto campo, tra cui: ufficio stampa per Greenpeace e Slowfood; docenza in un master di giornalismo ambientale; collaborazioni con La Stampa, Huffington Post, Coop Adriatica.

È stata caporedattrice del mensile Modus Vivendi e già durante quell'incarico iniziava la sua carriera di scrittrice, con la pubblicazione per Kaos Edizioni di "Sorci Verdi", un libro-intervista a Carlo Ripa di Meana.

Quella carriera continua ed è oggi predominante: nel 2022 ha pubblicato “Drag Queen - Dalle Sorelle Bandiera alla Drag Race”, il primo saggio divulgativo italiano sull'arte drag.

“Zona Grigia”, il suo primo romanzo, nasce da un'ulteriore sperimentazione: la scrittura in dialogo con le IA.

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Cover libro Drag Queen - Dalle Sorelle Bandiera alla Drag Race

UN RICORDO

Anno 1994. L'Italia si affacciava timidamente sulla soglia del futuro tecnologico che, di lì a poco, sarebbe esploso in tutto il mondo avanzato. Il personal computer era presente circa nel 10% delle famiglie, e ancora più bassa era la quota di telefoni cellulari. Anche il web era agli albori: proprio nel ‘94 nasceva Video On Line, tra i primi provider italiani ad accesso pubblico a Internet, che arrivò a circa 15.000 abbonati l'anno successivo, pari al 30% degli utenti Internet italiani. L'accesso privato era ancora un fenomeno di nicchia: la diffusione commerciale di Internet in Italia per l'utenza privata era iniziata solo nella prima metà degli anni '90, con connessioni dial-up lente e a consumo. Da praticante all’Istituto di Formazione al Giornalismo di Bologna, fui inviata con una collega a Conegliano per seguire il festival di cinema e nuove tecnologie. Era un momento storico fondamentale: la metà degli anni '90 ha segnato l'alba della rivoluzione digitale nel cinema (basti pensare che "Jurassic Park" era uscito nel 1993 e il primo "Toy Story" sarebbe arrivato nel 1995).  Il capo ufficio stampa era Adriano Donaggio, una delle firme e delle personalità più importanti della comunicazione culturale in Italia, noto soprattutto per essere stato per decenni lo storico capo ufficio stampa della Biennale di Venezia (e quindi della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica). Il fermento era palpabile, ma ancora non mi rendevo conto di partecipare ad uno dei passaggi più interessanti sulla strada per il futuro. Ricordo che ebbi la fortuna di provare uno dei primi test di realtà virtuale, indossando il casco con il guanto portato dal rappresentante di Imagina (di Montecarlo), uno dei più prestigiosi festival europei del settore in quegli anni. Ma non sono stata una semplice spettatrice: due volte al giorno, su una linea duplex in condominio col direttore, io e la mia collega mandavamo in rete il primo ufficio stampa online d’Italia. Un esperimento di computer-assisted reporting per La Stefani, l’agenzia stampa della nostra scuola. Ricordo ancora il giorno che Donaggio entrò nella nostra stanzetta per vedere cosa facessimo quando gli chiedevamo la linea. Fu così colpito che, lo stesso anno, mi portò come praticante alla 51° Mostra del cinema di Venezia dove, tra le altre cose, ebbi l’onore di seguire, come ufficio stampa ufficiale, la due giorni dedicata alle nuove tecnologie nel cinema.

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